Concorsone per Dirigenti Scolastici: non una domanda sull’educazione

WIRED.itdi Vanessa Niri (WIRED.IT)
Ma la scuola si relaziona quotidianamente con un’utenza specifica che non ha bisogno solo di un coordinatore, ma anche di una guida, che sappia immaginare e facilitare la costruzione del miglior contesto possibile per agevolarne la crescita, la formazione, la relazione educativa e l’apprendimento.

Lo scollamento tra la scuola e la popolazione italiana avviene anche, se non soprattutto, qui.
Se i dirigenti (e, di conseguenza, sempre di più, anche gli insegnanti) parlano un’altra lingua, i genitori e gli studenti non capiscono. E si allontanano.

Il concorso per i futuri Dirigenti Scolastici mette quindi in luce una questione sottovalutata da anni: la scuola non è un ente come gli altri.
La scuola è un contesto specifico, con bisogni specifici, con attenzioni necessarie.
Non è un’azienda, non è un tribunale, non è un ministero.
Per dirigerla servono, anche, le competenze necessarie a capirla, nella sua profonda complessità.
Il Miur non può lasciare che sia il caso a decidere se un futuro dirigente abbia o meno le capacità per comprendere i bisogni del contesto che dipenderà dalle sue decisioni.

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 venerdì 3 Agosto 2018
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