Mobilità dei prof, i sindacati tifano per le complicazioni

Il Fatto Quotidianodi Sciltian Gastaldi
Una delle leggi di Murphy che preferisco recita: “Se ci sono due o più modi di fare una cosa, e uno di questi modi può condurre a una catastrofe, allora qualcuno la farà in quel modo.” Nel meraviglioso mondo della scuola pubblica, quel qualcuno in genere sono sempre i sindacati di categoria. Prendete per esempio la mobilità dei docenti.

Cosa hanno fatto i sindacati per complicare all’inverosimile le cose? Si sono detti: siccome siamo convinti che tutti i presidi sono sostanzialmente disonesti, e chiamerebbero non i migliori docenti ma i più mansueti o amichevoli, dobbiamo alambiccarci per cercare di escogitare un meccanismo astruso che soprattutto tolga ai presidi il potere di scegliere i loro docenti.

Ma allora una preghiera al sottosegretario Davide Faraone: onorevole, non ceda. Torni alla chiamata diretta limitata dall’ambito stabilita dalla 107. Tanto i docenti di scuola pubblica sono imbufaliti contro questo governo e non voteranno mai per le forze di governo: non gli perdonano di aver messo mano in un settore che veniva bellamente ignorato da tre decenni, nel quale ogni prof sapeva di dover solo replicare gli atteggiamenti di sempre, in attesa dell’agognata pensione e amen.

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