Sarahah e lo strano piacere dei messaggi anonimi

Corriere della Seradi Martina Pennisi
L’applicazione Sarahah è nata un anno fa, per mano del saudita Zain al-Abidin Tawfiq, come strumento anonimo per agevolare le comunicazioni spontanee fra dipendenti e vertici.

Il perché del successo è semplice, come lo strumento stesso: con una grafica minimale e una buona usabilità, permette a ogni iscritto di condividere in Rete e sugli altri social l’indirizzo di una pagina tramite la quale chiunque può inviargli messaggi in forma anonima. Chiunque, anche chi non è iscritto a Sarahah.

E’ pericolosa? Se lo stanno chiedendo in molti, soprattutto in relazione al cyberbullismo: di buono c’è che i messaggi sono visibili solo a chi li riceve. E la forza del (cyber)bullo è soprattutto il branco, che in questo modo viene disinnescato, almeno pubblicamente. Poi, il concetto di anonimato è più che altro commerciale.

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