Ken Robinson ha una teoria: la scuola uccide la creatività (e va cambiata)

Nel mondo dell’istruzione (e non solo) si è diffuso un falso mito per cui si presuppone che i bambini nascano con diversi gradi di intelligenza, e per questo alcuni vanno bene a scuola ed altri no.
Quelli intelligenti andranno all’università e troveranno lavori ben pagati, mentre gli altri prenderanno brutti voti e faranno mestieri manuali o a basso reddito.

Secondo Robinson, però, questo non è assolutamente vero.
«Tutti nasciamo con dei grandissimi talenti naturali, ma alla fine del percorso di istruzione molti li perdono, perché la scuola non ha dato valore ai loro talenti, o addirittura li ha stigmatizzati», dice l’esperto.

Ken Robinson ha una teoria: la scuola uccide la creatività (e va cambiata)

Tutto questo, per quanto ingiusto e insensato sia, però, succede per un motivo ben preciso: il sistema scolastico è costruito secondo una logica “fordista” dove l’obiettivo è di produrre diplomati in serie: stessi contenuti e obiettivi per tutti, stessi standard di valutazione, stesse turnazioni tra le materie nell’arco della giornata.

Il problema? Le persone non sono tutte uguali, non tutte le attività o materie scolastiche si prestano alla standardizzazione, e soprattutto la scuola non è un’azienda.
Così, più che promuovere le attitudini degli studenti e aiutarli a crescere, l’istruzione sembra essere volta a inscatolare le menti per riempirle di quante più nozioni possibili, mettendo gli studenti in competizione per qualcosa (il voto) di meramente simbolico e neutralizzando la loro curiosità e voglia di imparare.

Morning FUTURE

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 venerdì 8 Febbraio 2019
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