La scuola italiana non funziona. E a rimetterci sono tutti, docenti e non

Tutti, docenti e non, sono stati progressivamente mortificati; non solo perché malpagati ma per il clima pesante che si è creato dentro e fuori le aule, dove serpeggiano invidie, dissapori, rancori, accuse reciproche.

Si aggiunge il calo di reputazione sociale generato certo dal comportamento irresponsabile e scarsa professionalità di una parte degli insegnanti; ma anche dalle guerre tra poveri alimentate da dichiarazioni dei vertici dello Stato, riprese e amplificate dai media.

La scuola italiana non funziona. E a rimetterci sono tutti, docenti e non

Oggi i pochi, sporadici lampi di eccellenza sono dovuti alla buona volontà, che spesso sfiora l’abnegazione, di chi è talmente innamorato del proprio mestiere da svolgerlo con spirito di servizio, al di là di ogni altra considerazione.

Al tempo stesso i docenti sono assoggettati al meccanismo infernale secondo cui gli organici, cioè in sostanza i posti di lavoro, sono determinati in base alle classi che loro stessi sono in grado di formare.
Il messaggio, più o meno velato, è: se si boccia non si raggiunge il numero minimo per formare la classe e tu perdi la cattedra.
Di qui, scrutini farseschi fatti di compromessi necessari ma indecorosi, da cui partono messaggi devastanti agli studenti, sia ai migliori che anche ai peggiori, che si fanno una strana idea del valore dei titoli di studio, anche di chi l’aveva conseguito in tempi diversi in cui toccava sudarseli.

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