Scuola ferma alla Fase Zero. Riflessioni di una maestra

Siamo entrati nella fase due, post-lockdown. Poi nella fase due bis. La scuola, però, sembra rimasta alla fase zero.
Siamo andati avanti, caparbiamente, a distanza, per tenere in mano il filo, per non svuotare la valigia dei ricordi, fatta di pezzetti di un puzzle che va a ricostruire un percorso di formazione unico per ciascuno.

Scuola ferma alla Fase Zero. Riflessioni di una maestra

Il virus ha scalfito le fragilità della nostra società. E la scuola era fragile ma nessuno se ne accorgeva, a nessuno interessava. Il virus ha fornito il colpo di grazia ad un’istituzione pericolante. Hanno retto le fondamenta: i canali di comunicazione tra docenti e alunni non sono stati mai interrotti.

Non c’è crescita senza scambio affettivo, non c’è educazione senza pulsioni emotive, non c’è scuola senza le persone che la animano e la realizzano in ogni gesto, in ogni momento, anche al di fuori delle mura di un’istituzione.
Ripartire senza dimenticare.
Senza dimenticare quanto importante si è rivelata la tecnologia, per tenerci uniti, per portare fino alla fine quella valigia e riempirla, come sempre, di sensazioni, oltre che di competenze.

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