Miozzo, (Cts): “Se un ragazzo non va a scuola, poi non dovrebbe essere libero di andare al bar”

Affrontando la tematica della chiusure delle scuole, Miozzo è dell’opinione che “se un ragazzo non va a scuola, poi non dovrebbe nemmeno essere libero di andare al centro commerciale o di incontrarsi al bar con gli amici, che restano aperti fino alle 18. Trovo che questi indirizzi eterogenei non sono corretti, occorre invece un’impostazione omogenea in tutto il paese. Non ha senso”, aggiunge, “che una regione chiuda le scuole e quella limitrofa le rimanga aperte . I limiti regionali sono virtuali e abbiamo migliaia di ragazzi che vivono in una regione ma vanno a scuola nella regione limitrofa, così si creano confusioni inaccettabili”.

Miozzo (Cts)

La scuola, secondo Miozzo, non rappresenta il problema principale. Piuttosto è un rischio “calcolato e monitorato Nelle ore scolastiche gli studenti e i professori sono obbligati a seguire dei comportamenti. I rischi sono indubbiamente maggiori all’esterno, prima e dopo la scuola, perché è fuori la scuola che le comunicazioni sono superflue, superficiali e viziate dai social media. Ognuno dice e interpreta quello che vuole”. L’unico modo per permettere alla scuola di poter svolgere le proprie funzioni è quello di un maggior controllo e, quindi, “più tamponi, verifiche e monitoraggio. Occorre attivare un sistema di sorveglianza all’interno della scuola per verificare e bloccare i casi, i cluster e tutte le situazioni che dovessero emergere”, conclude il coordinatore del Cts.

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 lunedì 2 Novembre - 2020
Scuola
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