Scuole aperte o chiuse per il contagio? Il vero rischio è restare immobili

Un rischio indotto dalla polarizzazione, tanto in un verso quanto nell’altro, è però che si perda di vista l’obiettivo: contenere quanto più possibile i contagi e allo stesso tempo rendere le scuole sempre più adatte alla nuova normalità.

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Sostenere che le scuole siano già ora sicure (qualunque cosa ciò significhi) significa sottintendere che quanto fatto fin qui sia più che sufficiente, cioè che gli edifici scolastici, l’organizzazione delle attività e le misure adottate non abbiano bisogno di migliorie e aggiustamenti. Viceversa, sostenere che le scuole siano pericolose (qualunque cosa ciò significhi) potrebbe apparire quasi come un rassegnarsi all’idea degli edifici svuotati e della didattica a distanza a tempo indeterminato.

Così, in questa dicotomia tra sostenitori e avversari della scuola in presenza, il vero rischio è quello dell’immobilismo, con le scuole che vengono accese e spente come fossero interruttori, senza però cambiare nulla nell’organizzazione generale.

Al di là delle mascherine, dei banchi monoposto e dei barattoli di disinfettante, non molto altro sta cambiando: gli orari scaglionati, il ragionare su 24 (o anche solo 12 o 8) ore nell’arco della giornata, il trasporto pubblico, il rivedere la dimensione dei gruppi classe o delle aule sono tutte questioni che hanno a che fare con la sicurezza delle scuole, ma su cui i vincoli normativi, economici e sociali sembrano non lasciare spazio.

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