Educazione prima che istruzione

Il Sole 24 Oredi Flavia Foradini
Se, come accade sempre più spesso, già all’inizio della scuola secondaria superiore, i quattordici-quindicenni mostrano una sempre più massiccia tendenza alle cosiddette assenze strategiche, usate come mezzo per scansare verifiche scritte e orali programmate, allora qualcosa non è andato per il verso giusto prima, a monte: alle scuole medie, alle scuole elementari, alla materna e forse ancor più, a casa.

Un’assenza strategica significa infatti evitare di mettersi alla prova e di sottoporsi ad una valutazione, e al contempo mette nei guai i compagni di classe, visto che mancherà il candidato del giorno all’interrogazione, ovvero l’insegnante sarà costretto ad occupare lezioni successive con verifiche nuove ma di pari difficoltà, da somministrare al singolo o al gruppetto che aveva preferito non presentarsi nella data stabilita.

Il problema presenta preoccupanti aspetti sistemici e ha a che fare più con l’educazione di base che con l’istruzione. Ma se non si vuole che la cultura della scorciatoia, platealmente vissuta da troppi personaggi pubblici, si radichi nelle nuove generazioni, allora genitori, educatori, politici, devono ripartire dai primi passi: dai no detti pacatamente ma fermamente quando è necessario; dal chiedere che un compito per quanto piccolo vada svolto secondo tempi e modi; da sanzioni commisurate a età e situazione e davvero comminate; da un sostegno affettuoso alla sopportazione delle contrarietà, per acquisire via via la resilienza necessaria a superare fastidi, sgradevolezze, problemi, sfide.

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 mercoledì 10 febbraio 2016
Scuola
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