La scuola “slow” insegna la sconfitta

La Stampadi FLAVIA AMABILE
Ci hanno sempre detto che a scuola bisogna essere bravi. Meglio ancora se si riesce ad essere i primi della classe. E se invece a scuola si andasse anche per imparare a perdere e per capire che le sconfitte non sono poi un problema così grave?

Negli istituti italiani accanto al mito dell’eccellenza si sta facendo strada da alcuni anni un altro tipo di scuola, più slow: la parola «perdere» si spoglia di ogni significato negativo e si insegna a bambini e adolescenti che non riescono a rientrare nella categoria dei migliori come accettare i propri limiti e come trasformarli in qualcosa di positivo.

È una filosofia necessaria in una società sempre più competitiva ma sempre meno abituata a combattere, dove sono in aumento i fenomeni di bullismo e di scuolafobia, le conseguenze più esasperate dell’incapacità degli studenti di venire a patti con la propria sconfitta.

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 lunedì 22 Febbraio 2016
Scuola
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