Disgracebook: quando i social inibiscono il futuro

Un sondaggio del network YouGov ha messo in evidenza quanto sia importante, ai fini lavorativi, la presenza sui social network e il relativo utilizzo.
Un datore di lavoro su cinque, infatti, ha rifiutato un candidato a causa dei social media. Molte persone, quando si taggano su una foto di Facebook o esprimono un parere su Twitter, non immaginano che ciò potrebbe costar loro un lavoro in futuro.

L’uso di un linguaggio aggressivo o offensivo sui social media rappresenta un probabile ostacolo per l’assunzione di un candidato; tre quarti dei potenziali datori di lavoro, infatti, ha sottolineato che tale comportamento li scoraggerebbe dal un’eventuale assunzione: naturalmente riferimenti al consumo di droga o le classiche foto notturne di ubriachi sarebbero nefasti.



Inoltre, nonostante i candidati sappiano concentrarsi sull’ortografia e la grammatica nella scrittura del loro Curriulum vitae e nella relativa lettera di presentazione, sembra che ora debbano essere concentrati anche su quanto postano nei loro profili sui social media. Più della metà dei datori di lavoro, infatti, afferma che post e commenti non “corretti”, potrebbero mettere a repentaglio in maniera determinante le loro possibilità di essere assunti.

In teoria, risultano molto meno dannose vecchie esperienze lavorative non positive o rapporti di lavoro finiti in malo modo.

Visite: 151

 lunedì 12 Novembre 2018
Pillole 2.0
, , ,