La scuola pubblica non è un’azienda. E dobbiamo rendercene conto

La scuola pubblica della Repubblica Italiana lavora ogni giorno su tre fronti, nonostante tutto quello che i governanti di turno si sono inventati per ostacolarla, bloccarla e marginalizzarla:

  1. educare i cittadini del domani alla democrazia
  2. istruire tutte le alunne e gli alunni nei diversi ambiti disciplinari
  3. promuovere i talenti di ciascuno e valorizzare le eccellenze, senza “sacrificare” chi è in difficoltà.

Per svolgere quotidianamente la sua mission sono indispensabili locali idonei, personale numericamente sufficiente e socialmente rispettato, anche in termini economici, certezza dei doveri e dei diritti.
Educare alla democrazia significa che dove ha inizio il “quadratino” dell’altro, finisce il mio “quadratino” personale di libertà.

La scuola pubblica non è un'azienda. E dobbiamo rendercene conto

Tutti gli alunni hanno diritto all’istruzione, ma ciascuno studente ha il dovere di impegnarsi nel processo formativo.
Chi non lo fa deve essere bocciato.
I “bravi e meritevoli” non possono essere “sacrificati” per recuperare i meno bravi, ma questi ultimi hanno il diritto di essere seguiti con attività di recupero obbligatorie pomeridiane che devono frequentare perché questo è il loro dovere.

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