A scuola meglio il coding o le tabelline? Ecco il giusto equilibrio

La “scuola digitale” può rappresentare una formidabile opportunità di crescita, ma alcuni nuclei fondanti della cosiddetta “cultura generale” non possono essere messi in discussione.

Il dubbio che molti intellettuali e moltissimi formatori si pongono già da un po’ riguarda il possibile declassamento progressivo di alcune hard-skill ritenute indispensabili: riuscirà la generazione dei nati dopo il 2010 a ricordare le tabelline o a svolgere semplici calcoli a memoria?

Alcuni promotori dell’introduzione “a prescindere” della tecnologia la sovrappongono ai concetti di senso critico, creatività, cittadinanza. Quando, in questi casi, si va al dunque del lavoro prodotto, ci si rende conto che una parte di tali “buone pratiche” risulta di una banalità impressionante.

A scuola meglio il coding o le tabelline? Ecco il giusto equilibrio

Il quesito da risolvere è probabilmente il seguente: negare il digitale a scuola o trasferire tutta la didattica nella tecnologia o, meglio ancora, trovare una soluzione più equilibrata di integrazione?

Insomma il digitale, nell’accezione più ampia, è una grande risorsa, ma non può essere considerato il “paracetamolo” per tutti i malanni della scuola; è chiaro però che ciascun attore debba avere un approccio senza dogmi e senza esaltazioni personali.

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