Ridiamo i cortili ai bambini

Un tempo, non troppo tempo fa a dire il vero, esistevano i cortili: erano spazi comuni in cui le bambine ed i bambini, i ragazzini, scendevano a giocare o a stare insieme.
Mi ricordo che bastava ascoltare la voce di qualche amichetto o amichetta per finire presto i compiti e scendere in cortile per incontrarsi: qualcuno portava la palla, altri gli “elastici”, altri scendevano a mani vuote; chi le figurine, i gessetti, piccole cose che si condividevano nello straordinario mondo dell’infanzia.
Il cortile in quei momenti si trasformava in un terreno protetto dagli adulti ed accessibile solo agli amici di gioco.

RIDOFRANZ VIA GETTY IMAGES

Qualche tempo fa un adolescente si è tolto la vita perché gli era stato impedito di non trascorrere tutto il tempo davanti al computer; e tanti sono i casi di disagio che potrebbero trovare una soluzione se le città e se gli spazi comuni, fossero pensati per consentire ai minori, adulti del domani, di poter crescere in maniera sana e anche semplice.

Abbiamo, ciascuno, sindaci, amministratori, terzo settore, parrocchie, educatori di ogni tipo, una grande responsabilità verso i minori che ci impone, ogni giorno, di non essere distratti su come e dove vivono i figli di tutti gli italiani.
Ricordo quello che disse il prete che battezzò mio figlio: davanti ad una bambina e ad un bambino, e poi ad un giovane, ognuno di noi è chiamato ad assumersi la responsabilità della sua crescita e di dare gli strumenti indispensabili per vivere sani e felici.

HuffingtonPost Italia

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 sabato 13 Luglio - 2019
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