“Smombies”, i posseduti dagli smartphone: come limitare i danni

Un mio contributo su Agenda Digitale, il giornale sull’agenda digitale italiana.

Quando la maestra, i genitori o gli amici vedevano qualcuno distratto o perso nei pensieri, era quasi d’obbligo la famosa affermazione: hai la testa tra le nuvole oppure ti sei perso tra le nuvole.
A distanza di qualche lustro, se alla parola nuvola si sostituisce la sua traduzione inglese cloud, si può tranquillamente affermare che, in fondo, si è modificato tutto ma non è cambiato quasi nulla.

Smombies, i posseduti dagli smartphone: come limitare i danni

A chi non è mai capitato di imbattersi in uno smartphone walking? Immerso non nei pensieri, ma nello schermo dello smartphone tra un flip, uno swipe o un tap, dimenticando totalmente di essere inserito in un contesto sociale in cui potrebbe creare intralcio o creare danni a se stesso: camminando lungo un marciapiede, attraversando la strada o salendo su un mezzo di trasporto pubblico.

Ma potrebbe essere successo anche a uno di noi di rischiare la propria incolumità, intento a mettere un like, postare un’immagine, leggere un tweet?

In altre parole, ognuno di noi può essere almeno una volta uno smombie, unione delle parole zombie e smartphone, termine acquisito dal linguaggio giovanile tedesco.

Per non parlare del cosiddetto text-and-drive, ovvero la pessima abitudine di mandare messaggi o armeggiare col telefono mentre si è alla guida.

Ma a quale generazione appartengono gli smombies?
Naturalmente i più monitorati sono i giovanissimi e i giovani (Z Generation e Millennials), ma i più pericolosi sono i nati prima degli anni ’80 (X Generation e Baby Boomer).

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