Da “nativi digitali” a “consapevoli digitali”, il ruolo della Scuola

La scuola si è sempre data tempi lunghi (lenti), quelli necessari ad approfondire. È strutturata in discipline: si approfondiscono separatamente, lentamente, in percorsi di anni. Le stesse discipline sono internamente segmentate: grammatica e sintassi, geometria e aritmetica, geografia economica e geografia politica e così via.

E le connessioni? Le connessioni sono pensate come risultato finale, un quasi spontaneo andare a posto delle tessere di un puzzle: non a caso i “collegamenti” nel linguaggio della scuola compaiono, come per magia, solo nel momento dell’esame conclusivo (già esame di maturità, ora esame di stato). E invece nel web i link – i collegamenti – sono la struttura di fondo. Di link in link si fa surfing stando in superficie. E nel web 2.0 sono centrali le connessioni fra persone: gli amici, i followers, i “mi piace”, i “condividi”.

Con uno smartphone già nel passeggino.

Il digitale propone risultati immediati: scrivo e immediatamente il messaggio arriva a destinazione, viene visto, riceve o non riceve like. Scatto la foto e immediatamente la rendo visibile e, anche qui, misuro il successo in termini di “mi piace”, di condivisioni, di commenti.
Ma il ritmo che la scuola propone è ancora quello: un pezzo alla volta, magari approfondito, ma senza le connessioni e senza risultato immediato e da condividere. Come si può pensare che sia coinvolgente per studenti che vivono nella logica del risultato subito?

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