INDIRIZZI IP: una risorsa preziosa

La comunità scientifica ed accademica italiana ha avuto un ruolo pioneristico nell’uso e nello sviluppo delle reti telematiche.
Con l’avvento del protocollo TCP/IP e l’introduzione degli indirizzi IP pubblici, che all’epoca erano considerati una risorsa praticamente inesauribile, moltissime istituzioni chiesero e ottennero l’assegnazione ampi blocchi di indirizzi IP.
Numerose furono le classi B (65.536 indirizzi) assegnate in quegli anni da IANA a grandi università, istituzioni di ricerca e laboratori.

Ma il mondo sta cambiando: gli ultimi blocchi di indirizzi pubblici IPv4 sono stati ormai assegnati ai registrar nazionali, GARR LIR incluso, e oggi si raschia il fondo del barile degli indirizzi, in attesa del sempre annunciato e mai completamente decollato IPv6.

Per questo GARR vuole sensibilizzare l’intera comunità ad un uso sempre più attento di questa risorsa preziosa e invitare tutti ad evitare qualsiasi spreco. Vogliamo cominciare con gli indirizzi IP bloccati a seguito di un’azione di filtraggio su segnalazione del CERT.
Si incappa nel filtraggio quando l’atto malevolo ha conseguenze penali (pedofilia, phishing finanziario e altre nefandezze), quando c’è un DoS o DDoS in corso, quando la macchina genera scansioni o altri attacchi, o quando siamo davanti a un open mail relay.

INDIRIZZI IP: UNA RISORSA PREZIOSA

Nel corso degli anni spesso gli APM non hanno comunicato al NOC o al CERT la risoluzione del problema (cioè la sanificazione della macchina oggetto del filtro) e l’IP incriminato è rimasto filtrato a tempo indeterminato.
Si sono così accumulate diverse centinaia di indirizzi IP, dimenticati in una sorta di quarantena perenne.

Se alcuni IP sono rimasti filtrati a tempo indeterminato si tratta più che altro di una procrastinazione nata dall’abbondanza e, ora che l’abbondanza è finita, un promemoria a recuperare tutti gli IP per un nuovo impiego sarà un servizio utile per l’intera comunità.

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 martedì 12 Febbraio 2019
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