La scuola a distanza non è democratica: i problemi e le possibili soluzioni

Un mio contributo su Agenda Digitale, il giornale sull’agenda digitale italiana.

L’emergenza sanitaria e le misure di lock down hanno avvalorato l’assioma che il digitale non è solo una faccenda tecnologica, ma è un fondamentale servizio alle persone.
La scuola sta facendo il possibile per proseguire le attività didattiche, ma la parte più debole e svantaggiata del nostro Paese sta rischiando di rimanere esclusa.

https://dm2ue6l6q7ly2.cloudfront.net/wp-content/uploads/2019/04/16114416/Decentralized-Machine-Learning.jpg

Ma se, grazie ai numerosi finanziamenti, il problema dei dispositivi sembra, anche se in tempi non brevissimi, in via di soluzione, resta in piedi il fulcro del digital divide: la imparziale qualità di accesso alla rete che “colpisce” molte parti del Paese e che estromette automaticamente dalla fruizione di contenuti che hanno bisogno di alta velocità e grande quantità di “Giga”.

Mentre alcuni centri in Italia sono in gran parte cablati con la fibra ottica, in provincia e nelle periferie esistono ancora luoghi dove non è possibile avere un’interazione in tempo reale e quindi una fruizione sincrona; allora ci si affida alle connessioni dati. E comincia la guerra dei giga: perché un giovane dovrebbe “sprecare” la sua dotazione per la scuola o l’università, quando era abituato a streaming e videochat per uso personale?
Non si dimentichi poi che la crisi economica che attanaglia molte famiglie impone dei sacrifici tra i quali la disponibilità di una connessione a pagamento per i ragazzi.

Quindi lo slogan “Non lasciamo indietro nessuno”, pregevole nelle intenzioni, non è al momento attuabile.

E allora perché non fare come in Brasile dove la quantità di dati non viene conteggiata quando si accede a risorse per la didattica a distanza?
Inoltre, perché non si pensa alla creazione di una piattaforma standard per la DAD, magari utilizzando le risorse umane e professionali dell’Agenzia per l’Italia digitale (AGID)?

Visite: 165