Abolizione del valore legale della laurea, tre motivi per cui non conviene. Soprattutto al sud

Chi oggi si laurea nel nostro Paese, fra tante incertezze, può contare su una sicurezza di fondo: il suo titolo di studio gli offre, almeno formalmente, le stesse opportunità che hanno tutti gli altri laureati in quella stessa disciplina. Non fa differenza che il sudato pezzo di carta sia stato conseguito a Torino o a Palermo, a Milano o a Roma.

Qualcuno potrà però obiettare che non tutte le università sono uguali: alcune sono più serie, più difficili, preparano meglio di altre.
E allora perché non abolire il valore legale del titolo di studio, sul modello di quanto già avviene negli Stati Uniti?

Il rischio, in questo modo, di creare un sistema a due (o più) velocità, con università di serie A e università di serie B. Gli studenti con maggiore disponibilità economica potranno scegliere le università migliori, anche se lontane dal luogo di origine e con tasse elevate. Gli altri, invece, dovranno accontentarsi degli atenei low cost sotto casa.

Chi sarà a perderci di più? Senza ombra di dubbio gli atenei del Sud, già fortemente penalizzati dall’attuale modalità di assegnazione delle risorse pubbliche.

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